Compiere l’azione

Laboratorio condotto da Renata M. Molinari a partire dalla struttura compositiva dei Triangoli di Thierry Salmon.

“Compiere l’azione” – Agosto 2020

Per il secondo anno ha avuto luogo a Quantin (Ponte Nelle Alpi, BL) “Compiere l’azione”, laboratorio condotto da Renata M. Molinari a partire dalla struttura compositiva dei triangoli di Thierry Salmon.

Renata M. Molinari, dramaturg e fondatrice della Bottega dello sguardo, luogo in cui è custodita la Biblioteca Teatrale Molinari. É stata la dramaturg del lungo lavoro di Salmon su “I demoni” di Dostoevskij. Negli studi per “I demoni” il regista mise a punto l’esercizio dei triangoli, per produrre azioni sceniche sganciate dalla gabbia del personaggio.

La struttura dei triangoli è un meccanismo basato su ritmo, movimento e ascolto che mette gli attori nella condizione di essere al servizio dell’azione, eliminando la psicologia e la narrazione. Non è la volontà dell’attore a produrre senso, il senso si produce nel compimento dell’azione stessa.

Che cosa sono i triangoli di Thierry Salmon?

I triangoli sono improvvisazioni strutturate per quattro persone: ciascuna di queste ha l’obbligo di trovare e ripetere tre percorsi nello spazio, individuati secondo le regole dell’equilibrio di palcoscenico, di costruire nei vertici del proprio percorso un movimento che solo nell’incontro con l’altro diventerà azione drammatica.” (Renata Palminiello, in Renata M. Molinari, “Viaggio nel teatro di Thierry Salmon Attraverso “I Demoni” di Dostoevskij”, ed. Ubulibri, Milano, 2008, pag. 85).

In uno spazio vuoto, l’attore crea un punto d’azione: sceglie un punto e propone un’azione semplice e concreta, che so, gira il capo indietro, guarda un punto e torna a girarsi in avanti. Poi sceglie altri due punti, in modo da formare in questo spazio un triangolo il più possibile aperto all’intervento di altri compagni. […] Le tre azioni vengono ciclicamente ripetute dalla persona che le ha proposte, finché una seconda persona non decide di entrare in relazione con la prima e di giustificare in qualche modo una delle sue azioni. Dunque, il secondo chiude un’azione del primo compagno e ne apre altre due, in equilibrio spaziale con le altre proposte. I due compagni ripetono e ripetono, le loro azioni: e rinnovano il loro appuntamento, ritrovandosi – a tempo – nel punto che hanno in comune. Entra una terza persona: deve chiudere un’azione in un punto della prima e un’azione in un punto della seconda e infine aprire un’altra azione, terminando il suo triangolo in un punto che bilanci quelli presenti.” (Renata M. Molinari, Viaggio nel teatro di Thierry Salmon Attraverso “I Demoni” di Dostoevskij”, ed. Ubulibri, Milano, 2008, pp. 86-87) Infine entra una quarta persona a chiudere i tre punti rimasti aperti.

Esempio di percorsi nei triangoli – grafica di Lisa Capaccioli

“Compiere l’azione” – 2020

Nell’agosto 2020, “segnato dalla ferita del distanziamento” si tiene il primo laboratorio “Compiere l’azione”, per sette partecipanti. A ciascuno è richiesto di portare un “testo che ritorna” o “testo ossessione”, un testo al quale è legato da tempo anche senza conoscerne il motivo. Lavoriamo su pagine di prosa estratte da “Il mondo salvato dai ragazzini” di Elsa Morante, “La fabbrica di cioccolato” di Roald Dahl, “Montagne di una vita” di Walter Bonatti; due poesie: “L’’anguilla” di Eugenio Montale e “Quando non morivo” di Mariangela Gualtieri; due testi di Antonio Neiwiller: “L’altro sguardo: per un teatro clandestino, dedicato a T. Kantor” e “Prologo a La natura non indifferente”. Le parole di Neiwiller saranno presenti in entrambi i laboratori.

Gli spazi di lavoro sono i prati ed i boschi intorno a Quantin. Non possiamo ignorare “la ferita del distanziamento”: nell’esecuzione dei triangoli le azioni si aprono e si chiudono a distanza. Dopo una prima parte di lavoro dedicata alla struttura compositiva dei triangoli, viene introdotta la possibilità di utilizzare i testi.

Ognuno può – mantenendo appuntamenti e ritmo – utilizzare il proprio testo o il testo di un compagno. L’incontro dei testi produce reazioni che possono svelare e rivelare senso. I testi – diventati materiale comune di lavoro – svelano significati che a volte sfiorano il motivo dell’ossessione che ne ha determinato la scelta, a volte li liberano da essa.

Di seguito alcuni estratti da “Solo un gioco”, uno scritto di Tommaso Urselli datato 13 settembre 2020, in cui compaiono frammenti dei testi lavorati durante il laboratorio.

[…]
Me ne andavo così, alla ricerca
di quello che avevo perduto
da così tanto tempo
che nemmeno ricordavo
quando e dove
tutto questo è cominciato…
[…]
In quale corpo
in quale pianta
in quale pietra
è cominciata la corsa verso il mio volto?
[…]
Intorno a me
le città che non sono ancora state fondate
i paesaggi che non si possono ancora vedere
[…}
Ma sono nato così
o lo sono diventato?
È solo un gioco
Che ci fa tremare.

Date del laboratorio: 24 – 28 agosto 2020

Partecipanti: Valeria Battaini, Lisa Capaccioli, Gianluca De Col, Daniele Gaggianesi, Virginia Landi, Massimiliano Speziani, Tommaso Urselli.
Uditrice: Vania Bortot.

“Compiere l’azione” – Agosto 2020

“Compiere l’azione” – 2021

Nell’agosto 2021 il laboratorio si concentra sui testi, agli otto partecipanti viene chiesto di portare un brano di prosa inerente il “ritorno a casa” ed un “arazzo” di R. M. Rilke tratto da “I Quaderni di Malte Laurids Bridgge” (nel caso degli arazzi, la scelta e l’attribuzione è stata fatta da Renata M. Molinari).

Ritorna il riferimento ad Antonio Neiwiller: “[…] Io appartengo a questa terra, a questa parte della terra… che ora non riconosco più. Perché non riconosco più? Cosa è successo? Ch’è succieso? M’ho ssaje dicere ch’è succieso?”. Si tratta di un’intervista registrata ad Aradeo nell’agosto del 1991, le parole profetiche e quanto mai attuali di Neiwiller non entrano direttamente nel lavoro, ma lo accompagnano.

In questo secondo laboratorio i triangoli vengono subito lavorati utilizzando i testi. Si intrecciano arazzi e “ritorni a casa”, in movimento, mantenendo sempre ritmo ed appuntamenti, con aperture verso possibili “mise en éspace”.

Le richieste: essere portatori del testo, non interpreti. Dire. Ascoltare, ripetere, ascoltare, ascoltare, accogliere il mutamento, difendere la propria visione. Non cedere alla recitazione: sapere quel che si dice, pronti ad accogliere il mutamento. Stare nel testo. Nelle immagini. Non recitare. Non dare la propria interpretazione del testo. Essere un tramite perché il testo si “manifesti”, e produca senso nell’incontro con altri testi.

Il lavoro sui triangoli lascia il posto ad una nuova e precisa modalità di lavoro e di ricerca di Renata M. Molinari, una modalità che permette di lavorare i testi creando le circostanze affinché possano manifestare la loro intrinseca potenzialità d’azione, slegati dalla psicologia e dall’interpretazione, nello spazio che li accoglie, dentro le voci che li riattivano.

Date del laboratorio: 24 – 27 agosto 2021

Osservatrice d’eccezione: Ambra D’amico.
Partecipanti: Valeria Battaini, Lisa Capaccioli, Cristina Chiantaretto, Gianluca De Col, Daniele Gaggianesi, Massimiliano Speziani, Tommaso Urselli, Greta Verzi.
Uditrice: Vania Bortot.

“Compiere l’azione” – Agosto 2021
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