Gianluca De Col Scrittura | Teatro | Formazione

Farsi Natura – Laboratori teatrali intensivi nella natura

“Vivere in un bosco fa perdere in fretta ogni idealizzazione della natura. C’è tanta impensata bellezza, creature in fuga, tenere e timorose, caprioli, cervi, tassi, lepri, faine, volpi, gli irriducibili e rudi cinghiali. insetti con colori arditi e corazze elaborate ed eleganti. Ramarri dalle sfumature fosforescenti, salamandre, rospi, rettili, libellule, farfalle con ali raffinatissime nell’abbinamento delle tinte e nelle forme. […] Alberi secolari, betulle che danzano tutto l’anni. E c’è molta violenza. tra gli animali che si feriscono, si sbranano, si uccidono a vicenda. molta fra i fulmini e gli alberi. […] E nello stesso tempo, ognuno collabora alla giornaliera costruzione di un mosaico vertiginoso. […] Se hai uno sguardo antropocentrico, il bosco è un luogo di violenza, ma se lo sguardo è decentrato e vede l’interdipendenza, l’indivisibilità di luci e ombre, di tenerezza e di violenza, la morte non si chiama più morte ma realtà delle cose.”
Chandra Livia Candiani, “I visititatori celesti”
“Natura” è tutto ciò che noi vediamo –
Il colle – il Pomeriggio –
Scoiattolo – Eclisse – Calabrone –
No –  Natura è il Paradiso –
Natura è tutto ciò che noi udiamo –
Il Bobolink –  Il mare –
Tuono – il Grillo.
No – Natura è Armonia –
Natura è tutto quello che conosciamo –
Senza avere la capacità di dirlo –
Così impotente è la Nostra Sapienza
Al confronto della sua Semplicità.
Emily Dickinson, “Natura è ciò che vediamo”
E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre, e ovunque il bene.
Shakespeare, “Come vi piace”
Che errore è stato allontanarsi dalla natura! Nella sua varietà, nella sua bellezza, nella sua crudeltà, nella sua infinita, ineguagliabile grandezza c’è tutto il senso della vita.
Tiziano Terzani
“Il movimento in natura non è mai rettilineo, né a velocità costante, nè uniforme. In natura il movimento è vario. Lo stato di quiete si alterna alle accelerazioni. Vedi: il cadere delle foglie.”
G.D.C.
“Praticando la presenza, mi succede di sentire che, in natura, tutto fa parte e contribuisce alla Presenza.”
Livia Chandra Candiani, “I visitatori celesti”

Teatro in natura

Cosa significa fare teatro nella natura? Significa innanzitutto interrompere il ritmo della quotidianità, per entrare in un altro tempo. Significa lasciare le comodità di una sala per incontrare le irregolarità del terreno, le radici, i sassi. Significa ascoltare i suoni: un battito d’ali, un fruscio. Significa – essenzialmente  -esercitare l’attenzione. Il laboratorio è basato su esercizi teatrali di esplorazione dello spazio, di relazione e di creazione di azioni sceniche.

FARSI NATURA | METAMORFOSI 12 – 13 luglio 2025

Quantin, Ponte nelle Alpi (BL)

dalle ore 9.00 alle ore 17.00

Il laboratorio sarà basato sulla metamorfosi. Cosa significa trasformarsi? Cos’è l’atto della trasformazione? Non quello che sei prima, non quello che sei dopo, ma quello che sei durante.

Le “Metamorfosi” di Ovidio narrano di numerosi personaggi che subiscono trasformazioni, sia umane che divine, a causa di eventi soprannaturali, punizioni divine o scelte personali: Dafne, trasformata in alloro per sfuggire ad Apollo; Aretusa, trasformata in fonte per sfuggire ad Alfeo; Aracne, trasformata in ragno per aver sfidato Minerva; Licaone, trasformato in lupo per aver offerto a Giove carne umana; Atteone, trasformato in cervo per aver visto Diana nuda; Cadmo, trasformato in serpente insieme ad Armonia; Filemone e Bauci, trasformati in alberi dopo la loro morte. Ma ritroviamo le metamorfosi in molte leggende dolomitiche, dove i personaggi si trasformano in rocce, in montagne, in laghi, dando a quei luoghi il proprio nome: Misurina, Sorapis, Pian delle Streghe…

“Il tenero petto si fascia di una fibra sottile, i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami; il piede, poco prima così veloce, resta inchiodato da prigre radici, il volto svanisce in una cima. conserva solo la lucentezza.”
(La trasformazione di Dafne in alloro) Ovidio, “Metamorfosi”
“Disprezzata essa si nasconde nei boschi occultando dietro le frasche il volto per la vergogna e da allora vive in antri solitari. Ma l’amore resta confitto in lei e cresce per il dolore del rifiuto. I pensieri la tengono desta e la fanno deperire in modo pietoso, la pelle si raggrinzisce per la magrezza e tutti gli umori del corpo si disperdono nell’aria. non rimangono che la voce e le ossa. La voce esiste ancora; le ossa, dicono, presero l’aspetto di sassi. E così sta celata nei boschi e non si vede su nessun monte, ma dappertutto la si sente: è il suono, che vive in lei.
(La trasformazione di Eco in sassi) Ovidio, “Metamorfosi”
“La matrigna perse le staffe, e chiamò nella sua tenuta una strega, e le chiese di trasformare la ragazza in una statua di pietra. Ma i principi e i cavalieri rimanevano senza parole alla vista di quella statua così bella, così la matrigna, su tutte le furie ordinò ai suoi servitori di far portare la statua il più lontano possibile, per far sì che nessuno potesse vederla mai più. La statua fu portata sulla cima della Cima Ombretta, messa nelle rocce, proprio a ridosso della Marmolada.”
(Trasformazione di Conturina in roccia) “Conturina”, leggenda delle Dolomiti

FARSI NATURA | METAMORFOSI 15 – 16 agosto 2025

Parco dei sogni | Lorenzago di Cadore (BL)

sabato 13.00 – 17.00 domenica 9.00 – 13.00

“Medonte cominciò a nereggiare per il corpo e ad incurvarsi, poichè la spina dorsale si inarcava. Licabante gli disse: “Che mostro stai diventando?”, ma mentre ancora parlava già aveva un muso largo e le narici schiacciate, e la pelle, indurita, gli diventava coriacea.”
(Trasformazione di Medonte in delfino) Ovidio, “Metamorfosi”
“Dette al capo spruzzato corna di cervo longevo, allungò il collo, appuntì in cima le orecchie, cambiò le mani in piedi, le braccia in lunghe zampe, e ammantò il corpo di un pelame chiazzato. E aggiunse la timidezza. Fuggì via l’eroe figlio di Autònoe, e mentre fuggiva si stupì di essere così veloce.”
(Trasformazione di Atteone in cervo) Ovidio, “Metamorfosi”
“Le farfalle compiono una metamorfosi completa, passando attraverso 4 stadi completamente differenti tra loro: l’uovo, il bruco, la crisalide (o pupa), fino allo stadio adulto chiamato immagine.
Ogni stadio della vita è caratterizzato da una stretta dipendenza con le proprie piante nutrici, vale a dire le piante su cui la farfalla adulta depone le uova. Queste saranno poi quelle di cui si nutrirà il bruco, le stesse dove si potrà trovare infine la crisalide.
La specificità delle piante nutrici per i diversi stadi evita la competizione tra adulti e larve.”
Dal sito www.areeprotettemarittime

FARSI NATURA | VELENI, FILTRI E INCANTESIMI 13 – 14 settembre 2025

Con la partecipazione di Ester Andrich, Guida ambientale escursionistica

Quantin, Ponte nelle Alpi (BL)

dalle ore 9.00 alle ore 17.00

Mi condusse a sedere su un trono borchie d’argento,
bello, ornato: e sotto c’era lo sgabello pei piedi.
Fece il miscuglio per me, in tazza d’oro, perché bevessi,
e il veleno v’infuse, mali meditando nel cuore.
Ma come me l’ebbe dato e bevvi – e non poté farmi incantesimo –
con la bacchetta colpendomi parlava parola, diceva:
«Va’ ora al porcile, stenditi con gli altri compagni».
Così diceva; e io la spada acuta dalla coscia sguainando,
su Circe balzai, come deciso ad ucciderla.
Lei gettò un urlo acuto, mi corse ai piedi e m’afferrò le ginocchia,
e singhiozzando parole fugaci diceva:
«Chi e donde sei tra gli uomini? Dove la tua città e i genitori?
Stupore mi prende, perché, bevuto il veleno, non hai subìto incantesimo.
Omero, “Odissea” Libro X (Circe trasforma i marinai in porci)
“La spruzzò di succhi di erbe infernali, e subito al contatto del terribile filtro i capelli scivolarono via, e con essi il naso e gli orecchi; e la testa diventa piccolissima, e tutto il corpo d’altronde s’impicciolisce. ai fianchi rimangono attaccate esili dita che fanno da zampe. Tutto il resto è pancia: ma da questa, Aracne riemette del filo e torna a rifare – ragno – le tele come una volta.”
(Pàllade trasforma Aracne in ragno)
“La tremenda Tisìfone prese una torcia inzuppata nel sangue, indossò un manto grondante di sangue, tutto rosso, si attorcigliò alla vita un serpente, e partì. La seguivano nel suo cammino il Pianto, la Paura e il Terrore, e la Follia dall’cchio allucinato. […] La malefica Furia sbarrò allargando le braccia imbrigliate da intrecci di vipere agitò la chioma: i serpenti, scossi, crepitarono, scivolando sul petto mandarono sibili, vomitarono putrida saliva, fecero balenare le lingue.”
Ovidio, “Metamorfosi”
“A Ulisse, Mercurio, che infonde pace, dette un fiore bianco; moly lo chiamano gli déi, sta abbarbicato con una radice nera.”
Ovidio, “Metamorfosi”
“Veniamo cosparsi dei succhi, questa volta benefici, di un’erba ignota, ci viene dato un colpo in testa con la bacchetta girata all’incontrario, vengono pronunciate parole opposte alle parole pronunciate prima, e man mano che Circe recita la formula, noi ci drizziamo sempre più da terra, e le setole candono e i piedi forcuti perdono la fessura, tornano le spalle e riabbiamo braccia prolungate di avambracci.”
Ovidio, “Metamorfosi”

FARSI NATURA | ANDUANE 4 – 5 ottobre 2025

Quantin, Ponte nelle Alpi (BL)

dalle ore 9.00 alle ore 17.00

L’Anguana (o Anduana) è una creatura mitologica tipica delle zona alpine del nord Italia ed è principalmente legata all’acqua. Il loro corpo è nella parte superiore quello di una donna dai capelli rossi e nella parte inferiore, dipende dal luogo di origine della leggenda, o con i piedi a forma di zoccolo di capra o con le sembianze di un serpente. La più famosa delle Anguane è Melusina, di natura sfuggente, affascinante, ammaliatrice con lunghi capelli rossi. Storie che riguardano le Anguane sono particolarmente diffuse nel Friuli, dove le troviamo nella mitologia di tutti i paesi posti sul fiume Tagliamento e in particolare in Val d’Arzino e in Val Tagliamento. Sono inoltre presenti nelle valli ladine dolomitiche del nord-est italiano, nell’alto vicentino e nei territori cimbri della Lessinia. Oltre che nel Triveneto, si trovano però tracce di questa figura mitica anche nella Lombardia orientale (Val Camonica) e occidentale (Canzo e Vallassina). Sono molto diffuse soprattutto nelle regioni pedemontane e montane (Carnia, Valli del Natisone, Val Badia, Val Gardena, Fodom, Val di Fassa, Anpezo, Cadore). Dopo il Concilio di Trento le Anduane cominciarono ad essere considerate esseri malvagi. Hanno insegnato agli uomini molte attività artigianali tradizionali: la filatura della lana e la caseificazione. Secondo alcuni hanno voce melodiosa, secondo altri lanciano forti grida.

Per iscrizioni ed informazioni: gianlucadecol@gmail.com o whatsapp 333.2921278